Ferdinando Ferrario Freres

Database Opere

  • Metamorfosi 4, 1994

    Metamorfosi 4, 1994

    Foto-litografia su radex
    dimensioni reali

    Quarta immagine di una serie di 10.

  • Metamorfosi 1 (Unicorno), 1994

    Metamorfosi 1 (Unicorno), 1994

    Foto-litografia su radex
    dimensioni reali

    Prima immagine di una serie di 10.

  • Metamorfosi 2 (Minotauro), 1994

    Metamorfosi 2 (Minotauro), 1994

    Foto-litografia su radex
    dimensioni reali

    Seconda immagine di una serie di 10.

  • Metamorfosi 3 (Centauro), 1994

    Metamorfosi 3 (Centauro), 1994

    Foto-litografia su radex
    dimensioni reali

    Terza immagine di una serie di 10.

  • Tecniche di riciclo mediatico: Piccola zoologia domestica 1, 1995

    Tecniche di riciclo mediatico: Piccola zoologia domestica 1, 1995

    Fotografia rielaborata
    m 2 x 2

    Prima immagine di una serie di 15.

  • Tecniche di riciclo mediatico: Piccola zoologia domestica 2, 1995

    Tecniche di riciclo mediatico: Piccola zoologia domestica 2, 1995

    Fotografia rielaborata
    m 2 x 2

    Seconda immagine di una serie di 15.

  • Tecniche di riciclo mediatico: Piccola zoologia domestica 3, 1995

    Tecniche di riciclo mediatico: Piccola zoologia domestica 3, 1995

    Fotografia rielaborata
    m 2 x 2

    Terza immagine di una serie di 15.

  • Madonna Valsella, 1996

    Madonna Valsella, 1996

    Fotografia su pellicola, montata su finestra
    cm 100 x 150
  • Nebbia, 1996

    Nebbia, 1996

    Fotografia su specchio, suono, nebbia artificiale
  • Cum avibus, 1997

    Cum avibus, 1997

    Foto-litografia
    cm 70 x 100

    Installazione foto-litografica con 12 immagini di busti con teste di uccello.
    Federico II lo splendore del mondo cosiddetto per il regno da lui creato e per il suo primeggiare in numerosi campi tra cui le lettere, la guerra e la caccia.
    Le tracce da lui lasciate oltre a quelle ricostruite e tracciate dalle perizia storica si condensano nell’opera rivolta a una delle sue attività preferite la caccia col rapace. Questa è tuttora considerata l’attività venatoria più nobile anche se totalmente in disuso, ovvia eccezione i principi del deserto arabo e qualche nostalgico di costumi medievali. E’ fondamentale sottolineare l’importanza della simbiosi uomo-animale esperita da questa attività. Bisogna raggiungere il massimo dell’ergonomia possibile, il massimo sincronismo, il massimo della trasduzione dell’attività sensoria tra la bestia e l’umano. Insomma si ripete l’alta compenetrazione di attività cinetica e sensoria che abbiamo nell’arte equestre. Anche in questo caso il rapporto uomo-animale deve arrivare a livelli estremi pena il rimanere a mera accademia, se mai è ancora possibile in un mondo di totale manualistica. Il rapporto uomo-cavallo, si diceva, deve arrivare a livelli di rarefazione tali che il minimo accenno a movimento sia cinetico che sensorio della bestia deve venir avvertito dall’uomo come derivante dal proprio suo corpo. Si ha così a questi alti livelli la costituzione di una sola entità, l’individuo teriomorfico. La mitica unione tra il ferino e l’umano. Così nell’arte equestre la simbiosi tra i due singoli si risolve nell’unità del centauro. Analogamente l’unica opera letteraria, la somma delle arti, lasciataci da Federico potrebbe rappresentare la metafora dell’unione teriomorfa tra uccello e uomo di cui la mitologia classica ci ha lasciato tanti esempi. Da quest’opera prende il via il lavoro proposto e il percorso si avvia su due livelli differenti: uno quello del soggetto e del titolo di cui è parte il titolo dell’opera presentata, l’altro dalla metafora involontaria che emerge dall’opera e che rimane sempre presente l’unione mitologica del rapace con l’uomo. L’opera letteraria ha per titolo ’de ars venandi cum avibus’. L’opera che viene proposta parte da queste premesse e diviene un mezzo per instaurare lo spazio dell’esercizio, freddo e solenne insieme, del potere. Attraverso i simulacri che riprendono l’unione tra il rapace e l’uomo, quella che rimarca i confini tra chi esercita e chi subisce il potere, la più aristocratica, si definisce lo spazio in cui il potere si legittima. L’unione, la risoluzione in una delle due individualità, viene effettuata a livello di iconografia ripercorrendo le strade della tradizione mitologica, quella che ancora adesso dà figura alle pulsioni di cui non abbiamo coscienza. La realtà, l’oggettivazione di questo insieme di figure è rafforzato dall’uso della fotografia. Un uso che ripercorre le strade dell’associazione, dell’accostamento di immagini diverse per introdurre lo spaesamento, per fare in modo che la realtà nascosta emerga in tutta la sua natura destabilizzante. La riproducibilità insita nel mezzo fotografico rafforza ancor più lo statuto di simulacri del potere da parte delle immagini, la riproduzione del ritratto originale(fosse esso scultura, pittura o altro) è stata sempre usata dal potere per diffondere dal centro alla periferia l’effigie di colui che imperava su tutti.
    Infine l’eco del Levitico, il libro del sacro per eccellenza, rimarca, attraverso la scelta del tipo di rapace e la definizione di ciò che è norma e di ciò che non lo è, la fondazione del potere attraverso la proibizione.

  • Il seme della terra, 1997

    Il seme della terra, 1997

    Pellicola fotografica montata su cassetta militare con visore luminoso
    cm 50 x 60 x 30 di altezza circa

    Installazione.

  • Lararium, 1997

    Lararium, 1997

    Foto-litografia su radex
    cm 250 x 150

    Prima immagine di una serie di 12.
    Quale sottile filo unisce il tripudio dei sacri polli del colle capitolino e le ricerche della coppia Roentgen-Kolliker? La risposta è di certo negli avanzi della loro opera di trasduzione tecnica dalla sfera dell’invisibile a quella del visibile. A prima vista sono o appaiono come immagini di elementi reali, ma il loro status è quello di oggetti scientifici.
    Da notizie di archivio ormai note ai più, si è appreso che le ultime ricerche della coppia vertevano sulle influenze del radon sulla visibilità di ciò che avviene oltre il diaframma di soglia che divide la cavità dall’architettura circostante. Avevano intuito che l’angolo limite dei raggi luminosi incidenti sul diaframma di divisione tra cavità e spazio circostante variava per effetto del radon (quando questo superava il minimo valore di soglia), permettendo ai raggi luminosi di rifrangersi e uscire all’esterno non subendo più la riflessione totale.
    Le tecniche di trasduzione nella sfera del visibile impiegavano la capacità dimostrata dai materiali fotosensibili di impressionarsi soto líazione delle radiazioni elettromagnetiche.
    L’esperimento consisteva nel regolare líafflusso di radon lungo il divisorio tra cavità e spazio dell’architettura e verificare il livello di densità raggiunto da una lastra fotosensibile posta all’altro capo del diaframmma di divisione.
    Si dice che i risultati abbiano turbato la famosa coppia, poiché, e possiamo constatarlo di persona visionando le lastre, queste densità prendevano forme di inquietanti figure. Roentgen imputò il caso di questo bizarro risultato.
    E tutto cadde nell’ordine della storia della scienza.
    Alla luce delle attuali cognizioni uno studente scopriva casualmente che il laboratorio di Roentgen-Kolliker sorgeva in corispondeza di un castrum e che la nicchia in cui si erano svolti i loro esperimenti era il punto di incrocio del templum celeste. Il luogo in cui lordine che l’architettura imponeva al caos dell’origine veniva fondato.
    In quello stesso punto il caos, la mostruosità dell’origine permaneva. Chi può mai dire che col radon emergente dagli anfratti della terra tutto questo non riemergesse agli occhi del povero Roentgen?

  • Lararium 2, 1997

    Lararium 2, 1997

    Foto-litografia su radex
    cm 250 x 150

    Seconda immagine di una serie di 12.
    Quale sottile filo unisce il tripudio dei sacri polli del colle capitolino e le ricerche della coppia Roentgen-Kolliker? La risposta è di certo negli avanzi della loro opera di trasduzione tecnica dalla sfera dell’invisibile a quella del visibile. A prima vista sono o appaiono come immagini di elementi reali, ma il loro status è quello di oggetti scientifici.
    Da notizie di archivio ormai note ai più, si è appreso che le ultime ricerche della coppia vertevano sulle influenze del radon sulla visibilità di ciò che avviene oltre il diaframma di soglia che divide la cavità dall’architettura circostante. Avevano intuito che l’angolo limite dei raggi luminosi incidenti sul diaframma di divisione tra cavità e spazio circostante variava per effetto del radon (quando questo superava il minimo valore di soglia), permettendo ai raggi luminosi di rifrangersi e uscire all’esterno non subendo più la riflessione totale.
    Le tecniche di trasduzione nella sfera del visibile impiegavano la capacità dimostrata dai materiali fotosensibili di impressionarsi soto líazione delle radiazioni elettromagnetiche.
    L’esperimento consisteva nel regolare líafflusso di radon lungo il divisorio tra cavità e spazio dell’architettura e verificare il livello di densità raggiunto da una lastra fotosensibile posta all’altro capo del diaframmma di divisione.
    Si dice che i risultati abbiano turbato la famosa coppia, poiché, e possiamo constatarlo di persona visionando le lastre, queste densità prendevano forme di inquietanti figure. Roentgen imputò il caso di questo bizarro risultato.
    E tutto cadde nell’ordine della storia della scienza.
    Alla luce delle attuali cognizioni uno studente scopriva casualmente che il laboratorio di Roentgen-Kolliker sorgeva in corispondeza di un castrum e che la nicchia in cui si erano svolti i loro esperimenti era il punto di incrocio del templum celeste. Il luogo in cui lordine che l’architettura imponeva al caos dell’origine veniva fondato.
    In quello stesso punto il caos, la mostruosità dell’origine permaneva. Chi può mai dire che col radon emergente dagli anfratti della terra tutto questo non riemergesse agli occhi del povero Roentgen?