Alessandro Quaranta

Database Opere

  • Chain reaction 1, 2000

    Chain reaction 1, 2000

    Delle persone erano invitate a sedere a tavola per un pasto, offerto e cucinato da me, per quattro sere consecutive. Sul tavolo una telecamera riprendeva e registrava le persone che sedevano a tavola. Dal lato opposto del tavolo vi era un grosso schermo su cui venivano proiettate le immagini delle due persone che avevano preso parte alla cena la sera precedente. Il video è la documentazione di una performance che ha avuto luogo a Copenaghen.

  • Chain reaction 2, 2000

    Chain reaction 2, 2000

    Video

    La tavola, come luogo d’incontro e generatrice di dialoghi, e incomprensioni.

  • 41 fagioli, 2003

    41 fagioli, 2003

    Stampa fotografica
    14 foto di cm 23,5 x 20 ciascuna

    Una manciata di fagioli (41), viene sparsa in una sequenza e una ripetizione ben precisa, creando una mappa momentanea. La composizione determinata dai fagioli sarà il disegno rivelatore dei nostri desideri.

  • Famiglie – mappa di relazioni, 2003

    Famiglie – mappa di relazioni, 2003

    Corde colorate
    misura ambiente

    Sono le relazioni, in scala geografica, a fornire gli elementi costitutivi di una mappa, che si è costruita come work in progress, attraverso l’intreccio sospeso di fili colorati, in uno spazio in cui la geografia “burocratica” degli stati è sottintesa. Le sottili corde segnano infatti le differenti direzioni e distanze dei gruppi parentali d’origine rispetto ai membri della comunità di Torino.

  • )O ker temporaneo, 2003

    )O ker temporaneo, 2003

    Serie fotografica

    L’attenzione per i nuclei abitativi e il tema dell’abitare si sofferma sull’uso di materiali di recupero, rivelando un certo gusto, anche auto-ironico, nella scelta del contenuto iconico dei cartelloni pubblicitari.

  • O ker, 2003

    O ker, 2003

    Tecnica mista, legno, cartone, meccanismi elettrici, diffusori sonori
    cm 210 x 210 x 240

    “O ker” (“casa”, in lingua romanes) è un grande cubo di cartone nel quale è possibile ascoltare le interviste di alcuni rom sul tema dell’abitare. Le testimonianze possono essere ascoltate da tutti e quattro i lati del cubo.
    E’ un meccanismo che ribalta i nostri preconcetti. Per capire come intendono la casa gli zingari – per noi massimo sinonimo di nomadi – siamo obbligati a percorrere fisicamente tutto il perimetro esterno del cubo, camminando.

  • Kames te pijas kafa? (vuoi un caffè?), 2003

    Kames te pijas kafa? (vuoi un caffè?), 2003

    Video

    Si tratta della visione di un percorso ordinario attraverso il campo. La telecamera si muove al livello del suolo e registra le sollecitazioni del terreno durante lo spostamento che una donna compie per raggiungere la fonte d’acqua. I gesti necessari alla preparazione del caffè rappresentano un rituale che racconta la cultura dell’ospitalità.

  • La sparizione dell’Arrivore, 2005

    La sparizione dell’Arrivore, 2005

    Serie fotografica

    Riguarda sia la registrazione di tutti gli spostamenti delle baracche e delle roulotte all’interno di questo campo sosta della città di Torino, sia la sua sparizione.
    Se nel primo caso ciò che si visualizza è la normale conseguenza di una convivenza coercitiva che genera delle momentanee relazioni conflittuali, il secondo è causato da un definitivo cambio di residenza di tutto il gruppo dei rom, dovuto a delle decisioni riguardanti il nuovo assetto urbano della città.

  • Strutture comunitarie, 2005

    Strutture comunitarie, 2005

    La performance è nata da una serie d’incontri con alcuni operatori degli ambienti associativi locali, della città di Marly le Roi (Francia). Ho iniziato a svolgere un lavoro sul tema della volontà di un agire comune e sull’esistenza di una comunità ideale. Da qui, la mappa dell’antico castello del re Luigi XIV, andato distrutto durante la rivoluzione francese, è stata assunta come simbolo, in cui riconoscersi. La performance è stata improntata così sulla costruzione di comunità effimere, attraverso la riproduzione della mappa del castello non più esistente.

  • www.gagio.org, 2006

    www.gagio.org, 2006

    Mappa

    Si costruisce sull’intenzione di invertire le nostre concezioni spaziali, portando in periferia ciò che si trova al centro e viceversa. E’ una mappa basata non su dati quantitativi, su rilevamenti e su statistiche, ma costruita lentamente a partire da un’assidua frequentazione di alcune famiglie rom di Torino. L’intreccio di fili colorati restituiscono delle storie di parentele, spostamenti e migrazioni di queste famiglie.

  • Lumen, 2006

    Lumen, 2006

    Video

    La superficie neutra dello schermo viene attraversata continuamente da un’interferenza luminosa. Il campo, definito dallo schermo, viene percorso da un raggio luminoso in molteplici direzioni, rivelando man mano corpi di diversa natura ed entità. La luce, come espediente tecnico nomina l’oggetto e nel suo inarrestabile movimento stabilisce un gioco di corrispondenze.

  • Quelle montagne che m’impediscono di vedere, 2007

    Quelle montagne che m’impediscono di vedere, 2007

    Video DV
    00:08:10

    Il video chiama in causa fin dal titolo la questione della visione, nell’intreccio tra realtà, memoria e immaginario. Le parole che ascoltiamo sono di un’anziana donna che racconta un episodio della sua giovinezza di emigrata, partita dalle valli piemontesi per andare “a servizio” di una famiglia in Provenza. La storia si condensa intorno a un breve momento della Seconda Guerra Mondiale quando, poco prima della dichiarazione di guerra alla Francia, la donna riceve una lettera che annuncia la malattia della madre. Le frontiere con l’Italia si chiudono e sarà un gioco di staffetta a creare il ponte che renderà possibile il passaggio di mano in mano delle parole, al di qua e al di là delle montagne.

  • Quelle montagne che m’impediscono di vedere, 2007

    Quelle montagne che m’impediscono di vedere, 2007

    Video DV
    00:08:10

    Con la stessa logica Quaranta sceglie di “affidarne” la traduzione visiva a un altro autore, un filmmaker, invitandolo a ripercorre quel viaggio verso la Francia e filmare liberamente i luoghi citati o evocati. Anche in questo caso la protagonista non si vede, se non in una breve apparizione in chiusura, ed è la sonorità della sua voce, nella lingua ibrida delle zone di confine, a creare il ritmo narrativo e a fornirne la temperatura emotiva, tra passaggi lungamente cadenzati su fondi neri e immagini: il cartello che segnala l’arrivo a Le Tholonet, il paese dove visse Paul Cezanne, la strada inquadrata dal parabrezza dell’auto, e poi gli alberi, il bacino d’acqua, il cielo. Sono tracce di un viaggio a ritroso nel tempo, di una “seconda memoria” dove, in assenza dei protagonisti, è il paesaggio a dominare la visione, anche qui per effetto di un lascito: i possenti profili della montagna Sainte- Victoire, su cui a lungo si posò lo sguardo di Cezanne, diventano la frontiera in cui si incrociano gli immaginari e trova luogo la storia.

  • Soffio d’acqua in un condotto chiuso, 2007

    Soffio d’acqua in un condotto chiuso, 2007

    Telone in plastica, tiranti, pompa ad immersione, generatore di corrente, tubi da giardino, acqua piovana, materiali vari
    dimensioni variabili

    La rete idrica della fabbrica è il sistema di un corpo morto.
    In una vasca esistente nel suolo della fabbrica, viene raccolta dell’acqua piovana. Una pompa a immersione, l’organo propulsore di questo nuovo sistema, sospinge l’acqua in superficie fino a raggiungere le tubature più alte, dove riprende a scorrere, per poi ricadere nella vasca di raccoglimento stessa. Il sistema esistente, comprende delle tubature per l’aria compressa e l’acqua.
    Dall’atmosfera, l’acqua è costretta in un tracciato che ne condiziona il flusso; la fabbrica si trasforma in un corpo accessorio al mantenimento della vita degli esseri viventi, attraverso una continua ossigenazione dell’acqua stagnante.

  • Perturbazione, 2009

    Perturbazione, 2009

    Stampa a getto d’inchiostro
    cm 30 x 40

    Perturbazione è un atto di riappropriazione di un qualsiasi segno evidente lasciato dalle trasformazioni urbanistiche di una comune città occidentale.
    In questo caso la montagna di sedimenti che sovrasta l’area di un quartiere in profonda trasformazione diventa occasione per elaborare una trasformazione poetica, creando ciò che manca al cumulo di terra per essere una montagna vera.

  • Perturbazione, 2009

    Perturbazione, 2009

    Stampa a getto d’inchiostro
    cm 30 x 40

    L’azione è svolta di notte per svelarsi soltanto il giorno dopo, dove forse qualche automobilista imbottigliato nel traffico mattutino alzerà lo sguardo alla montagna per scoprire che qualche evento naturale ha finalmente cambiato il paesaggio.

  • Ultimi creatori di nebbie, 2010

    Ultimi creatori di nebbie, 2010

    Video DV
    00:05:35

    Il video si costruisce su un pensiero circolare riguardo una possibile condizione estrema di assenza totale di nebbia.
    Se è vero che il graduale assottigliarsi della nebbia è causato da una progressiva cementificazione e inurbamento delle campagne, qui proprio il fenomeno di impermeabilizzazione del terreno ad opera dell’asfalto, la nobilita in un’ultima gloriosa apparizione.

  • Con la coda dell’occhio, 2010

    Con la coda dell’occhio, 2010

    Video HD
    00:11:35

    Con la coda dell’occhio è la registrazione di una visione, messa in atto dall’artista a partire da un’immagine mentale del luogo di provenienza della sua famiglia.
    Nelle immagini, presentate in una videoinstallazione a due canali, la valle appare costellata di scintillii, di barlumi che si rispondono da un capo all’altro, dal basso alle cime.

  • Con la coda dell’occhio, 2010

    Con la coda dell’occhio, 2010

    Video HD
    00:11:35

    Grazie all’azione di un gruppo di oltre venti “figuranti” armati di specchi, abitanti della zona che l’artista ha personalmente coinvolto, Quaranta ha trasformato una porzione di paessaggio in “un’estesa coreografia casuale di presenze tra i boschi” – come spiega -aprendo un’inedita rete di contatti silenziosi. Nato dalla suggestione dei racconti del nonno sulla raccolta dei mirtilli e dei lamponi che la gente della valle compiva all’alba, in gruppi che si tenevano in contatto con canti e richiami, il video offre un miraggio e insieme una serie di spunti sul significato dell’istantaneità, dell’ubiquità e della comunicazione, in un presente dominato dalla connessione permanente.

  • Soffio d’acqua in un condotto chiuso, 2007

    dimensioni variabili

    La rete idrica della fabbrica è il sistema di un corpo morto.
    In una vasca esistente nel suolo della fabbrica, viene raccolta dell’acqua piovana. Una pompa a immersione, l’organo propulsore di questo nuovo sistema, sospinge l’acqua in superficie fino a raggiungere le tubature più alte, dove riprende a scorrere, per poi ricadere nella vasca di raccoglimento stessa. Il sistema esistente, comprende delle tubature per l’aria compressa e l’acqua.
    Dall’atmosfera, l’acqua è costretta in un tracciato che ne condiziona il flusso; la fabbrica si trasforma in un corpo accessorio al mantenimento della vita degli esseri viventi, attraverso una continua ossigenazione dell’acqua stagnante.