Binta Diaw

Strange Fruit, 2022
Installazione, corda, bandiera, pietre, dimensioni variabili. Veduta dell’allestimento presso Galerie Cécile Fakhoury, Dakarù

Nella primavera del 2021, a Dakar scoppiano rivolte popolari che sfidano quella che i loro leader denunciano come una prepotenza contro la libertà della società civile. Coprifuoco legato alla pandemia, controllo delle comunicazioni whatsapp, modifiche ambigue della legislazione: questa ondata di proteste costerà la vita a 13 persone; 13 anime incarnate nell’installazione Strange Fruit.
Una palla pesa, sospesa come un pendolo immobile che suona la campana a morto del consenso. Sotto l’egida delle stelle verdi, gialle e rosse, le pietre della rabbia sono tenute insieme a forza… Finché non si rompono. Entrando nel cubo immacolato progettato dall’artista, l’immersione è totale. Se si ascolta attentamente oltre il silenzio educato della galleria, si sente il clamore di un canto di pietra i cui proiettili di futuri conflitti attendono, affilati, il loro momento. Una palla pende, sospesa come un impiccato immobile, facendo risuonare le note di Strange Fruit di Billie Holiday, uno struggente lamento jazz sulla schiavitù. Testo di Delphine Lopez, curatore, direttore della galleria Galerie Cécile Fakhoury Dakar