Chiara Fumai

Chiara Fumai | highlike

Shut Up, Actually Talk, 2012
Performance, 30’ approx., performance view
dOCUMENTA(13), Karlsaue Park, Kassel

“Il progetto performativo di Fumai per dOCUMENTA (13) è una Moral Exhibition House ispirata agli spettacoli pseudoscientifici da fiera del XIX secolo.
Articolando riferimenti alla dialettica hegeliana, alla storia dello spiritismo e dell’occultismo moderno, alle illustrazioni di William Blake per il Libro di Giobbe e all’interpretazione teosofica del mito di Lucifero, nonché alle ridefinizioni di “NOI” e “IO” operate da Rivolta Femminile, un gruppo femminista radicale fondato a Roma nel 1970, Fumai coinvolge attivamente lo spettatore in una dimensione atemporale, fornendo una risposta femminista alla casa delle streghe dei Fratelli Grimm di Kassel.
All’interno di una coppia di stanze autonome ma collegate, Fumai si concentra su due donne che appartenevano al Museo Americano di P.T. Barnum del XIX secolo: Annie Jones, la più famosa Bearded Lady dell’epoca vittoriana, e Zalumma Agra, conosciuta come “La stella dell’Oriente”. Ogni stanza contiene un’installazione che funge anche da scenario per una performance settimanale. Nella prima sala il pubblico assiste a Shut Up. Actually, Talk (2012), la sovversione di un gabinetto filosofico attraverso un atto di “ventriloquismo politico” in tre atti basato sul manifesto di Carla Lonzi “Sputiamo su Hegel” (1970) e altri scritti di Rivolta Femminile. Pur assistendo a uno spettacolo di protesta, ciò che il pubblico sperimenta è miracoloso, soprannaturale e assurdo. Nella seconda sala, Fumai presenta The Prodigy of Nature (2010), una raccolta di lettere di ammirazione scritte da artisti e scrittori del XXI secolo ad Annie Jones. Nelle performance dal vivo, le lettere sono lette dalla stessa Annie Jones, attraverso una trasmissione “medianica”, mentre il manifesto “I say I” di Rivolta Femminile (1977) si trasforma nella possessione demoniaca di Zalumma Agra. Liberando questi cosiddetti “freaks” dalla loro passata “schiavitù”, Fumai permette loro di occupare il luogo simbolico del Fridericianum e dà loro per la prima volta una voce pubblica”.
Andrea Viliani