Lucia Cristiani

Passerò domani, 2016
Video 8’40”

Fra le mura della fortezza ottomana Bjiela Tabjia, in cima ad una collina che si affaccia su Sarajevo, danza il ballerino di strada Suvad Valetanlic che, instancabilmente, da anni mostra il suo ballo Jii-Coou nelle vie del centro della città. Bjiela Tabjia storicamente era un luogo in cui le coppie si Sarajevo si promettevano amore e le scritte sui muri della fortezza sono la testimonianza visibile di questa tradizione interrotta. La fortezza, durante gli anni dell’assedio della città, divenne un deposito di armi poiché la sua posizione rialzata era strategicamente funzionale per l’esercito assediante. Successivamente, al termine dei conflitti, gli abitanti di Sarajevo si sono riappropriati di questo luogo, a cui erano così strettamente legati, ed oggi è tornato alla sua funzione originale di diario collettivo delle storie della città.
La storia si Suvad è stata segnata, come quella di tutti gli uomini e le donne della Bosnia, dal dramma che il conflitto del ’92 ha portato con sé. Nel 1997, una volta tornato in Bosnia, dopo la guerra, Suvad decide di dedicare la sua vita alla ricerca della sua anima gemella, una persona con cui condividere la sua passione per il ballo. Quello di Suvad è un atto romantico di resistenza, resistenza alla storia, al destino, a se stesso, alla fatica e alla solitudine, per la ricerca di qualcosa di più alto che lo possa rendere leggero, quasi magico, quando cammina ciondolando sulle rovine di Bjiela Tabjia mentre, sotto di lui , la città si sta svegliando.