Attrezzare il tempo: la pioggia sottile si poteva vedere dai cerchi concentrici delle pozzanghere, 1998

Acrilico su tela
cm 40 x 30

La misura reale delle cose ha da sempre dovuto fare i conti con la dimensione del ricordo, con lo spazio della propria fantasia e delle proprie aspettative. Tutti siamo rimasti stupiti vedendo le piccole dimensioni della Gioconda, ora che tutto passa attraverso la deformazione dei media, incastrato nei video, proiettato senza limiti o ricreato in una dimensione virtuale. Riprodurre le immagini nella loro dimensione originale è come recuperare un valore in via di estinzione, è difendere l’immagine dal servilismo dei media, è una presa di posizione che ne esclude altre semplicemente. In “Attrezzare il tempo” mi chiedo se il ripetersi incontrollato delle cose è contaminato dal passaggio della nostra esistenza, se il tempo cronologico e atmosferico ha il ritmo meccanico delle nostre invenzioni e se il semplice cambiamento di prospettiva a quelle stesse domande che altri si sono posti prima di noi può dare senso al fare. Cerco così di imprigionare il mio tempo che è quello reale della pittura e quello astratto che continuo a cercare perché le Cose possano continuare ad accadere.