
My Heritage?, 2020
Site-specific installation
Casa d’Italia di Marsiglia
My Heritage? è un intervento site-specific all’interno del vestibolo dell’ex Casa d’Italia di Marsiglia, inaugurata nel 1935 e oggi sede dell’Istituto Italiano di Cultura. L’installazione si concentra sul contesto storico e ideologico che l’edificio incarna: l’intensificazione delle aspirazioni imperiali fasciste che culminarono nella fascistizzazione della diaspora italiana e nell’istituzione dell’Impero nel 1936, a seguito dell’occupazione dell’Etiopia. Poiché la Società delle Nazioni non intervenne in una guerra che coinvolgeva due dei suoi membri, la cosiddetta Crisi Abissina diede origine a una serie di conflitti che alla fine portarono alla Seconda Guerra Mondiale: un “effetto a cascata”. D’altra parte, l’attacco all’”ultima cittadella dell’uomo nero” (Ras Makonnen), insieme alla brutalità della guerra italiana, provocò ampie proteste e sostegno alla resistenza etiope, soprattutto da parte dei movimenti panafricani. Collocata all’ingresso della mostra Rue d’Alger, comprende un pezzo sonoro di rilievo e ineludibile che presenta estratti collagati di testi di membri dell’associazione panafricana International African Friends of Ethiopia con sede a Londra – CLR James, Ras Makonnen, Amy Ashwood Garvey – intrecciati con quelli della suffragetta britannica Sylvia Pankhurst e dell’anarchico italiano Silvio Corio, fondatori del giornale New Times e di Ethiopian News a Londra. Attraverso note scritte a mano e l’uso della mia voce, l’installazione è una riflessione personale sull’eredità come responsabilità storica, basata su un processo di autoriflessione. La mia voce è usata per evidenziare questo processo personale, la sua scelta arbitraria delle fonti (legata alla mia posizione di migrante italiano a Londra), quasi appropriata qui come un atto di pensare ad alta voce e di pensare con queste voci militanti. Il patrimonio è quindi inteso come una scelta, che mette in discussione i suoi usi nazionalisti e gli effetti perenni e catastrofici della politica estera fascista. Con il suo rumore e la sua collocazione, vuole colpire i visitatori, mettendoli di fronte alla violenza sistemica che questa architettura fascista fuori dall’Italia incarna e inibire la possibilità di essere sedotti dalla sua estetica.