Stanislao Di Giugno
Database Opere
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Unstable systems, 2004
Installazione site-specific, materiali varimisura ambienteHo de-contestualizzato la scritta “Austria”, sulla facciata dell’Istituto Culturale Austriaco a Roma sovrapponendo la sua immagine riflessa, ma rendendo l’iscrizione originale ancora visibile sotto.
Da una distanza, l’identità nazionale è divisa, schizofrenica, indecifrabile, può apparire come un ornamento.
L’idea di questo lavoro proviene da una abitudine consueta a Roma di invertire le insegne di comuni negozi, al fine di evitare il pagamento delle tasse. Perciò ho creato un collegamento tra la città di Roma e l’Istituto Austriaco, uno dei tanti istituti di cultura stranieri della città. -

Landscapes by Change 8, 2005
Stampa cibachromecm 35 x 50Ho usato la porzione di rullini DIA 35mm al confine tra la parte ancora da impressionare e la parte esposta direttamente alla luce nell’atto di posizionare il rullo nella macchina fotografica. Un’istantanea casuale e sempre mutevole tra luce e buio.
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Pangea, 2005
Suono00:03:15Ho sovrapposto la versione strumentale degli inni di tutti I paesi del mondo e li ho fatti suonare su di un’unica traccia. Essendo I 182 inni di lunghezza differente, sono stati allineati al centro, disegnando una curva gaussiana. Possiamo quindi distinguere parti dei singoli inni solo all’inizio e alla fine del pezzo, mentre per la maggior parte del tempo ascolteremo un’assordante cacofonia che si fara` via via piu` intensa all’approssimarsi al centro. Un abbraccio al pianeta terra ideale e irrisolto.
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Pangea, 2005
Tubo di acciaiomisura ambienteUn tubo di acciaio materialmente unifica diverse sale attraversando i loro muri a seguito di una linea retta, divenendo in tal modo un ostacolo per le persone a piedi in queste camere. Un’installazione sonora (06) unifica diversi suoni diventando un ostacolo per l’ascolto.
Ho sovrapposto versioni strumentali di inni nazionali dei paesi di tutto il mondo e li ho fatto suonare insieme sulla stessa traccia. Come i 182 inni sono di diverse lunghezze, sono allineate al centro, disegnando una curva gaussiana. Pertanto, gli ascoltatori possono sentire distintamente le parti del singolo inno solo all’inizio e alla fine del pezzo, mentre la maggior parte del tempo si ascolta una cacofonia assordante, che diventa sempre più intensa più si avvicina al centro. Un abbraccio al pianete terra ideale e irrisolto. -

Attempt to make something out of nothing, dopo Gino De Domicis, 2006
Calco in cera, freezer, mangianastri, rivelatore di presenza, acquamisura ambienteUn freezer che si apre da sopra è riempito parzialmente di acqua, una lastra di cera con incise delle onde quadrate, un vecchio registratore analogico con un nastro che riproduce il suono di qualcosa che cade nell’acqua. Sono gli elementi che costituiscono l’omaggio alla nota performance “Tentativo di far formare dei quadrati invece che dei cerchi attorno ad un sasso che cade nell’acqua”.
Aprendo lo sportello del freezer un rilevatore di presenza fa scattare il sonoro, l’acqua è parzialmente
ghiacciata, si intravede con molta difficoltà qualche struttura quadrata, mentre il calco in cera utilizzato nel tentativo di formare le onde quadrate è lì fuori in bella mostra.
Anche questo tentativo, che sarebbe a rigor di logica potuto riuscire, sembra fallito. -

Leonardo Plays Bach’s Air for G String, 2007
Scultura sonoracm 80 x 100 x 120Il motore di un comune ventilatore pur continuando a svolgere la propria funzione aziona allo stesso tempo un vecchio giradischi che suona la versione cacofonica della celebre Aria sulla quarta corda di Bach. Un’esperienza ludica che nasce dall’ incontro simbiotico tra due elettrodomestici e crea un marchingegno dalle sembianze Leonardesche.
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Sei piccoli fallimenti #1, 2008
Inchiostro su cartacm 33 x 25Un foglio di carta A4 accartocciato per essere gettato via e poi recuperato e le linee che si sono create disegnate a penna. Un lavoro sulla casualita` e sul fallimento. Un lavoro che sembra autogenerarsi. Un modo di vedere cose dove apparentemente non c’e` niente.
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Gagarin / I don’t see any God down here, 2008
Postercm 90 x 63 ciascunoIn collaborazione con Alessandro Piangiamore.
Gagarin è il titolo del primo, ed è un’immagine nera su cui si stagliano una miriade di luci di colori differenti. Si tratta della prima immagine dell’universo visto da Yuri Gagarin, l’astronauta russo, conosciuto per essere stato il primo uomo a raggiungere lo spazio. Un dato storico rileva che tra le varie considerazioni espresse da Gagarin una volta nello spazio ci fu la seguente: “I don’t see any God up here”, frase che campeggia anche sul poster.
Piangiamore fornisce un’immagine completamente differente: su uno sfondo verde fosforescente, si vedono due piccole immagini in formato cartolina, che raffigurano un uomo nel mezzo di un paesaggio desertico, e un uomo ai piedi di una catena montuosa. Entrambi analizzano, osservano, esplorano. Il titolo del poster, legandosi alla frase di Gagarin è: “I don’t see any God down here”. -

Il giardino dei sentieri che si biforcano #4, 2008
Collagecm 36 x 46I collage, intitolati “Il giardino dei sentieri che si biforcano”, titolo tratto da un racconto dello scrittore e poeta argentino Jorge Luis Borges, raffigurano vedute di Napoli e Pozzuoli risalenti al XVIII secolo, in cui il paesaggio reso attraverso l’incisione, è modificato da inserti contemporanei, colleges e frammenti di architetture del nostro tempo. La realtà è messa in discussione e Di Giugno altera un dato storico, cioè l’immagine del passato, ma anche il dato formale, vale a dire l’incisione che si trasforma in collage.
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Se questa ultima alternativa è la giusta III, 2008
Plastiche e materiali varicm 68 x 66 x 68“Se questa ultima alternativa è la giusta” (Italo Calvino) è una serie di sculture. Opere levigate, cromate, tenute insieme da nastri di plastica che ne aumentano i volumi. Esse si compongono di vecchi pezzi di motociclette, macchine e altri oggetti in plastica ormai in disuso, che da un azione di recupero diventano parti integranti di piccole sculture astratte. La distanza formale tra la destinazione d’uso iniziale e la scultura è quasi abissale. Un tempo, questi pezzi di plastica erano funzionali alla protezione, all’aerodinamicità, alla bellezza di un oggetto. Adesso diventano segmenti formali, e dell’uso originario conservano solo le ammaccature e i segni.
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Il giardino dei sentieri che si biforcano #1, 2008
Collagecm 36 x 46I collage, intitolati “Il giardino dei sentieri che si biforcano”, titolo tratto da un racconto dello scrittore e poeta argentino Jorge Luis Borges, raffigurano vedute di Napoli e Pozzuoli risalenti al XVIII secolo, in cui il paesaggio reso attraverso l’incisione, è modificato da inserti contemporanei, colleges e frammenti di architetture del nostro tempo. La realtà è messa in discussione e Di Giugno altera un dato storico, cioè l’immagine del passato, ma anche il dato formale, vale a dire l’incisione che si trasforma in collage.
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40.075 km, 2008
Scultura Honda SH 50ccIl mio motorino Honda SH 50 cc. mostra sul contachilometri 40.075 km. La distanza corrisponde alla misura dell’equatore. “How to make a full trip around the world without moving from your fucking city” or “The Explorer”: un paio di titoli che descrivono il desiderio frustrato di andare al di la della propria quotidianità e di non avere in generale una visione limitata.
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Il giardino dei sentieri che si biforcano #1, 2008
cm 36 x 46I collage, intitolati “Il giardino dei sentieri che si biforcano”, titolo tratto da un racconto dello scrittore e poeta argentino Jorge Luis Borges, raffigurano vedute di Napoli e Pozzuoli risalenti al XVIII secolo, in cui il paesaggio reso attraverso l’incisione, è modificato da inserti contemporanei, colleges e frammenti di architetture del nostro tempo. La realtà è messa in discussione e Di Giugno altera un dato storico, cioè l’immagine del passato, ma anche il dato formale, vale a dire l’incisione che si trasforma in collage.








