Silvia Cini
Database Opere
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Biblioteca privata, 2000
Ci sono luoghi inseriti nel tessuto della città che riescono a conservare ritmi propri rispetto alla nevrosi ed alle tensioni contemporanee. Non sono esattamente isole di pace o mondi paralleli, più semplicemente sono delle membrane tra lo scorrere convenzionale del tempo ed il ritmo irregolare dell’uomo, del cuore che batte, del respiro, di quell’umana aritmia di cui ognuno di noi riesce a rimpossessarsi ogni qual volta si ferma a pensare. Le biblioteche spesso sono tra questi luoghi, forse perché conservano il pensiero, o forse perché leggere è come saltare a piè pari nell’anima di chi ha scritto. Di fatto in questi labirinti si possono intraprendere, attraverso i libri che conservano e le memorie dell’uso che vi si sono stratificate, percorsi infiniti, in un continuo rimando tra reale e universale, tra contenuti e appunti trascritti.
Ogni biblioteca è una combinazione diversa di testi che varia sia per tipologia, sia perché specchio della città che la ospita e all’interno di questi microcosmi preordinati ognuno può decidere il proprio itinerario in modo volontario o casuale determinando la linea che identifica il proprio percorso. Muovendosi tra i testi, attraverso estratti del discorso intorno alla vita, che ogni artista porta avanti con modi propri, si può rimettere in discussione l’arte attraverso i suoi stessi segni
Partendo da questa idea che è nato il lavoro della Biblioteca di Parco Sempione, un doppio percorso sia fisico che mentale attraverso la città e attraverso brani e immagini estratti dai libri presenti nella biblioteca del parco e da quelli che ho lasciato a disposizione del pubblico all’Openspace. In ogni testo ho inserito un segnalibro che riportava le indicazioni per poter seguire il percorso tra i testi in mostra e quelli in biblioteca in modo che chiunque potesse fermarsi a leggere e poi proseguire fino al parco e concludere la lettura nella piccola biblioteca comunale. L’insieme di queste citazioni non segue sempre un discorso logico e in sé concluso, ma spesso varia per gusto personale e per affezione al testo, così anche il pubblico della mostra, come il lettore casuale della biblioteca è invitato a saltare, scomporre, scegliere e sconfinare nella lettura. Ho deciso di donare al termine della mostra i testi dell’Openspace alla biblioteca, in modo che il percorso si ricomponga. Su ognuno ho riportato l’elenco degli altri, cosicché negli anni chiunque anche casualmente possa usufruire del lavoro, nonostante questo possa essere smembrato, o in parte perduto. In pratica ho apportato la mia personale variazione alla biblioteca o meglio ho inserito un piccolo virus latente che non sconvolge la struttura ma che veicola un messaggio che non era contenuto prima e che suggerisce una chiave di lettura diversa dell’insieme. La biblioteca infatti non possiede nessuno dei testi donati che ritengo da parte mia un dono pubblico.



