La scena, calma e statica, è incentrata sulla visione di sette cani di razze diverse, disposti a circa due o tre metri l’uno dall’altro e trattenuti da una corda (o catena) legata ad altrettanti pneumatici di diverse misure giacenti sul terreno. Ognuno dei pneumatici ha il nome di un credo religioso dipinto su un lato (cattolico, musulmano, protestante, buddista, hindu, ebreo, ortodosso). L’installazione intende rappresentare l’unità nella pluralità, per sottolineare l’esistenza di un destino comune, al di là delle differenze di credo religioso o di razza. Le corde, a cui i cani sono legati, prevengono la possibilità che questi si mordano l’un l’altro. Tale prevenzione sottintende la certezza del fatto che la lotta avrebbe luogo, se i cani fossero lasciati liberi. Lo stato di “prigionia” fisica o mentale, rappresentata metaforicamente nell’opera, sembra così incoraggiare ed accrescere la paura del confronto con “l’altro” (diverso per origini e cultura).