Paolo Canevari

Database Opere

  • Il paradiso è all’ombra del padre, 1991

    Il paradiso è all’ombra del padre, 1991

    Gomma
    misura ambiente
  • Colonna, 1991

    Colonna, 1991

    Gomma
    m 4,5 di altezza
  • Camera d’aria; Rose, 1991-92

    Camera d’aria; Rose, 1991-92

    Gomma
    dimensioni variabili
  • Memoria mia, 1992

    Memoria mia, 1992

    Gomma ferro
    dimensioni variabili
  • Memoria mia, 1992

    Memoria mia, 1992

    Gomma, ferro

    Particolare.

  • Memoria mia, 1992

    Memoria mia, 1992

    Gomma, ferro

    Particolare.

  • Memoria mia, 1992

    Memoria mia, 1992

    Gomma, ferro

    Particolare.

  • Disegno, 1992

    Disegno, 1992

    Tempera su vetro
    7 finestre da 200 x 200 cm ciascuna
  • Senza titolo, 1992

    Senza titolo, 1992

    Gomma
    misura ambiente
  • Il paradiso è all’ombra delle spade, 1992

    Il paradiso è all’ombra delle spade, 1992

    Gomma
    m 10 x 10
  • Senza titolo, 1992

    Senza titolo, 1992

    Gomma, cartapesta
  • Rosa (Rosario), 1992

    Rosa (Rosario), 1992

    Gomma
    10 cm di diametro
  • Io sono qui, 1992

    Io sono qui, 1992

    Carta, biro su carta, calze, oggetti
    dimensioni variabili
  • Io sono qui, 1992

    Io sono qui, 1992

    Carta, biro su carta, calze, oggetti

    Particolare.

  • Io sono qui, 1992

    Io sono qui, 1992

  • Figura; Lupa Romana , 1993

    Figura; Lupa Romana , 1993

    Lamiera di ferro
    cm 170 x 100 ciascuno
  • Buoni e cattivi, 1993

    Buoni e cattivi, 1993

    Tempera su fumetti
    dimensioni variabili

    Installazione realizzata in un’aula della scuola.

  • Luparoma, 1993

    Luparoma, 1993

    Filo di gomma, tela
  • Pedale Achille, 1993

    Pedale Achille, 1993

    Stoffa, legno
    cm 55 x 10 di diametro
  • Lupa romana, 1994

    Lupa romana, 1994

    Carta d’alluminio, carta, legno
  • Voto, 1994

    Voto, 1994

    Camere d’aria, cartapesta
    dimensioni variabili

    Particolare dell’installazione.

  • Voto, 1994

    Voto, 1994

    Camera d’aria
    cm 40 di diametro

    Particolare dell’installazione.

  • Super Roma, 1994

    Super Roma, 1994

    Proiezione esterna su palazzi

    Proiezione di immagini di fumetti sulle facciate di palazzi romani.

  • Opere a perdere, 1994

    Opere a perdere, 1994

    Vetro, biro su carta
  • Mostro tre volti, 1995

    Mostro tre volti, 1995

    Carta, legno
    dimensioni variabili
  • Mostro nero, 1995

    Mostro nero, 1995

    Carta, legno
    cm 120 x 10 x 10
  • Mostro lupa, 1995

    Mostro lupa, 1995

    Carta, ferro, terracotta
  • Senza titolo, 1996

    Senza titolo, 1996

    Tela, tempera acrilica, gomma
    m 10 x 9
  • Fede, 2002

    Fede, 2002

    Tempera acrilica su gommone
    dimensioni reali

    Il pneumatico posizionato di fronte ad una porta della galleria funge da passaggio obbligato e si pone come ideale cerniera tra sfera laica e sfera religiosa. Il lavoro è stato concepito in occasione della mostra “Tutti i nomi di Dio”, a cura di Manuela Gandini, in cui l’intento era quello di indagare tra le forme di rappresentazione della fede nell’arte, partendo dalla molteplicità delle sue manifestazioni, per poi attestarne il valore di universalità. Il titolo è un chiaro riferimento anche alla denominazione dell’anello nuziale in Italia, qui riproposto in forma ingigantita.

  • La Fila, 2002

    La Fila, 2002

    Gomma di camera d’aria di bicicletta

    La fune come legame atavico. Tra civiltà diverse, culture distanti e apparentemente inconciliabili ma accomunate dallo stesso destino: l’attesa. La fune come cordone ombelicale, come appartenenza, ma anche limitazione. L’iconografia che deriva da sequenza di persone unite dalla corda ha inoltre una duplice valenza simbolica (la fila come idea di ordine che si addice ad una società civile o come una sequenza ordinata imposta da una regime) e si risolve nella sospensione di un atto condiviso e unificante.

  • Colosso, 2002

    Colosso, 2002

    Pneumatici

    La performance si svolge all’interno della galleria, il cui pavimento in marmo diviene luogo di moltiplicazione di un simbolo arcinoto dell’eredità storica e civile di Roma, il Colosseo, così chiamato per via di una statua di dimensioni colossali che sorgeva nei pressi dell’anfiteatro flavio. La mia figura stante, nell’atto di sorreggere, a mo’ di Atlante, una delle riproduzioni del Colosseo, incarna da un lato il mio legame con la storia e il patrimonio della mia città, dall’altro denuncia la schiacciante e inibitoria presenza dei suoi simboli di potere.

  • Braccia, 2002

    Braccia, 2002

    Tempera acrilica, Rolls Royce
    misura ambiente

    Realizzata ad hoc per il progetto “Working Insider”, a cura di Sergio Risaliti, l’installazione si inserisce nello spazio in disuso della fabbrica, come un epiteto a memoria dell’atavica, ed attuale, conflittualità nel rapporto datore di lavoro/dipendente. Il titolo è ispirato allo slogan “Volevate braccia. Sono arrivate persone” coniato da alcuni dimostranti del Bangladesh in una manifestazione contro la legge Bossi/Fini relativa alla regolamentazione dell’immigrazione in Italia. L’opera nasce sulle orme di un progetto “in fieri” basato sulla raccolta dei cartoni dei mendicanti, che iniziai ad acquistare tra il 1996 e il 1997, appuntando sul retro alcuni dettagli di ogni singolo incontro.

  • Jesus – Mohammed- Buddha, 2002

    Jesus – Mohammed- Buddha, 2002

    Tempera acrilica, caravan
    dimensioni reali

    Presentata in occasione della mostra “Tutto normale”, a cura di Ludovico Pratesi e Jerôme Sans, l’installazione si compone di tre caravan provenienti da uno dei campi Rom di Roma, disposti a breve distanza l’uno dall’altro, in forma di semicerchio. L’elemento che dovrebbe fungere da distintivo tra i tre autoveicoli sta nel nome dipinto sulla fiancata. Attraverso tale operazione intendo rendere tangibile il fatto che, nell’ottica di una fede comune, al di sopra delle sue diverse inflessioni e di un destino comune per tutti, potrebbero facilmente decadere non solo l’idea di supremazia di un credo sull’altro, ma anche, e soprattutto, le discriminazioni che da questa derivano.

  • God Year, 2003

    God Year, 2003

    Carro armato, tempera acrilica su gommone
    dimensioni reali

    Eseguita sul pneumatico posto sul cannone del blindato, la scritta “God Year” (da leggere come “l’Anno del Signore”), coniata storpiando la tipica frase di buon auspicio Good Year/Buon anno, marchio di una delle più note fabbriche di pneumatici, assume nell’opera il valore di minaccia. La fusione tra un elemento chiaramente riferibile al potere militare e il nome di Dio produce un’immagine fortemente autoritaria, in cui è leggibile la manovra di strumentalizzazione della spiritualità e del “timor dei”, come entità astratte dietro alle quali trovare giustificazione e autorizzazione all’intervento armato per la gestione di guerre e conflitti e la copertura di interessi politici-economici.

  • Adoration, 2003

    Adoration, 2003

    Lambretta, pneumatici
    misura ambiente

    Una lambretta originale degli anni ’60 trovata in loco, status symbol della middle class anglosassone, è posta nel punto di raccordo dei bracci di una croce di pneumatici. L’ installazione, che sistemai all’interno della cappella della Cattedrale di Limerick, già chiesa cattolica oggi protestante, si pone come rappresentazione simbolica di un altare moderno, a sottolineare come, molto spesso attualmente, sia il bene materiale a divenire oggetto di devozione, e la corsa al possesso, la nuova, paradossale via di salvezza.

  • The Cake, 2003

    The Cake, 2003

    Pneumatici, bidoni, candele
    misura ambiente

    La torta, metafora per eccellenza della ripartizione di ricchezze, diviene in quest’opera spunto di riflessione sul capitalismo e sul consumismo, cause principali del’iniqua suddivisione delle risorse terrestri. La torta, stante su bidoni di petrolio, si illumina grazie alla fiamma delle candeline che, oltre ad evocare l’idea di energia, primordiale, suggerisce quella di rischio insito in connessioni potenzialmente esplosive (fuoco/petrolio, natura/progresso) capaci di provocare conflitti.

  • Bites, 2003

    Bites, 2003

    Pneumatici, tempera acrilica, catene, cani
    misura ambiente

    La scena, calma e statica, è incentrata sulla visione di sette cani di razze diverse, disposti a circa due o tre metri l’uno dall’altro e trattenuti da una corda (o catena) legata ad altrettanti pneumatici di diverse misure giacenti sul terreno. Ognuno dei pneumatici ha il nome di un credo religioso dipinto su un lato (cattolico, musulmano, protestante, buddista, hindu, ebreo, ortodosso). L’installazione intende rappresentare l’unità nella pluralità, per sottolineare l’esistenza di un destino comune, al di là delle differenze di credo religioso o di razza. Le corde, a cui i cani sono legati, prevengono la possibilità che questi si mordano l’un l’altro. Tale prevenzione sottintende la certezza del fatto che la lotta avrebbe luogo, se i cani fossero lasciati liberi. Lo stato di “prigionia” fisica o mentale, rappresentata metaforicamente nell’opera, sembra così incoraggiare ed accrescere la paura del confronto con “l’altro” (diverso per origini e cultura).

  • Seed, 2003

    Seed, 2003

    La performance nasce sul tetto di un edificio a New York, finalizzata alla produzione di una serie limitata di manifesti stampati in bianco e nero da affiggere sui muri della città.
    La distruzione, se nella paradossale ottica della guerra assume la funzione di atto rigeneratore incarnata dalla bomba che, come un seme, appare nell’immagine in procinto di toccare terra, nell’opera diviene il simbolo dell’atto creativo, unica forma di azione devastatrice che, quanto più violenta e determinata, tanto più è in grado realmente di lasciare un segno proficuo e fertile. L’affissione illegale dei manifesti nelle strade di New York ha causato l’arresto immediato dell’artista e il suo trattenimento in carcere per 16 ore.

  • Home sweet home, 2003

    Home sweet home, 2003

    Tempera acrilica, bunker
    dimensioni reali

    L’intervento è stato eseguito sulla superficie di uno dei bunker risalenti alla seconda guerra mondiale, posizionati sulla costa antistante il Marocco, una volta zona militare, oggi di sbarco degli emigranti africani. La scritta home sweet home (“casa dolce casa”) è in contrasto non solo con l’immagine drammatica e melanconica del bunker e con la solitudine dei militari costretti all’interno, ma sintetizza, in una frase, le speranze e le aspettative di chi quotidianamente tenta di sbarcare sulle coste europee, alla ricerca di una vita migliore.

  • Senza titolo, 2003

    Senza titolo, 2003

    Tempera acrilica, gomme
    dimensioni reali
  • Godog, 2003

    Godog, 2003

    Materiali vari
    dimensioni reali
  • Senza Titolo (colonna), 2005

    Senza Titolo (colonna), 2005

    Copertoni su struttura in legno
    cm 103 x 212 x 43
  • Continenti, 2005

    Continenti, 2005

    Still da video
    00:17:06

    Produzione Bas Celik, Belgrado.

  • Senza Titolo, 2006

    Senza Titolo, 2006

    Copertoni su pannello in legno
    cm 172 x 97 x 18
  • Europa, 2006-2007

    Europa, 2006-2007

    Grafite su carta
    cm 273 x 394
    Humberto Nicoletti Serra
  • America, 2006-2007

    America, 2006-2007

    Grafite su carta
    cm 273 x 392
    Humberto Nicoletti Serra
  • Burning Gun, 2007

    Burning Gun, 2007

    Grafite su carta
    cm 270 x 175
  • Senza titolo, 2007

    Senza titolo, 2007

    Pneumatici su legno
    cm 80 x 80 x 20
  • Olympic circles, 2007

    Olympic circles, 2007

    Copertoni
    cm 100 x 150
  • Australia, 2009

    Australia, 2009

    Grafite su carta fatta a mano
    cm 150 x 100
  • Africa, 2009

    Africa, 2009

    Grafite su carta fatta a mano
    cm 100 x 150
  • Asia, 2009

    Asia, 2009

    Grafite su carta fatta a mano
    cm 150 x 100
  • Burning Tyre, 2009

    Burning Tyre, 2009

    Grafite su carta fatta a mano
    cm 150 x 100