L’installazione è rivisitazione della “House of cards” dei designers americani Charles e Ray Eames del 1952. Il design degli Eames rispecchia una convinzione quasi utopistica nella capacità del disegno industriale di migliorare il mondo facendone un luogo più piacevole per tutti. Simeti è interessato all’idea di ripensare la struttura del gioco ideato dagli Eames alterandone la visione positiva attraverso un archivio di immagini drammatiche di macerie, detriti e rovine. L’artista non nega a priori l’atteggiamento ottimista dei due designers, ma stimola una riflessione più complessa inserendo un elemento perturbante (le immagini), in modo da sottolineare la valenza simbolica del costruire e ricostruire il nuovo da ciò che è stato distrutto.