Gianni Moretti

Cinquemilanovecentosedici minuti per Orlando, 2021, stampa manuale a caratteri mobili su 32 lastre di ottone accoppiate e montate in 16 strutture rotanti di alluminio verniciato, cm 35 x 20 ciascuno

È un lavoro sul tempo: quello che Orlando Orlandi Posti ha passato in prigione in via Tasso a Roma nel 1944, prima di venire ucciso alle Fosse Ardeatine. Il tempo dilatato e interminabile, passato in carcere, che Orlando ha raccontato nei biglietti che scriveva alla madre durante la reclusione e che le faceva avere clandestinamente, nascosti nei colletti delle camicie che le mandava da lavare. Il tempo futuro che non ha avuto modo di vivere, quello in cui si immaginava medico, accanto alla ragazza di cui era innamorato. Infine un terzo tempo, quello che ho desiderato dedicargli fin da subito, quando ho appreso della sua storia al Museo del Diario di Pieve Santo Stefano. Ho passato 5916 minuti della mia vita ricopiando i suoi messaggi, lettera per lettera, su lastre di ottone, cercando di stare accanto a quella vita il più possibile, cercando di dedicargli del tempo, un frammento di quello che gli è stato tolto. Nelle parole di Orlando ho percepito una vicinanza radicata e profonda nonostante le mille distanze. Una vicinanza a me e al nostro tempo, alle nostre paure e, soprattutto, a un essere adolescente fatto di desiderio famelico nei confronti di un futuro impossibile da mettere a fuoco.